{"id":2020,"date":"2019-10-11T01:28:39","date_gmt":"2019-10-10T23:28:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.economiacivile.it\/online\/?p=2020"},"modified":"2019-10-14T00:29:33","modified_gmt":"2019-10-13T22:29:33","slug":"roberto-villetti-24-agosto-1944-14-settembre-2019","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.economiacivile.it\/online\/roberto-villetti-24-agosto-1944-14-settembre-2019\/","title":{"rendered":"Roberto Villetti, 24 agosto 1944 \u2013 14 settembre 2019"},"content":{"rendered":"\n<p>di Alessandro Roncaglia<\/p>\n\n\n\n<p>Roberto inizia a interessarsi di politica fin dal ginnasio,\nma l\u2019inizio di un impegno totalizzante \u2013 come ricorda Giancarlo Venturini \u2013 si\nha quando i due compagni di scuola assistono all\u2019assassinio di Paolo Rossi\nsulla scalinata della Facolt\u00e0 di lettere della Sapienza, nell\u2019aprile 1966: un\ndelitto reso possibile dalla colpevole inerzia della polizia e del rettorato di\nfronte alle ripetute violenze fasciste nell\u2019universit\u00e0. Segue la partecipazione\nalle occupazioni, fino alla cacciata del rettore Papi, e l\u2019iscrizione al\nPartito socialista, regolarmente rinnovata per i 53 anni successivi.<\/p>\n\n\n\n<p>Roberto, che si era iscritto a Economia e commercio, nel\nfrattempo passa a Scienze statistiche, attratto dall\u2019insegnamento di Paolo\nSylos Labini e dall\u2019idea che per studiare bene l\u2019economia come scienza sociale\noccorrono, oltre a un maestro trascinatore, buone basi matematiche e\nstatistiche. Durante l\u2019occupazione di Statistica si forma un piccolo nucleo di\namicizie, con Carlo Del Monte (che diventa professore a Perugia e con il quale\nRoberto si laureer\u00e0 anni dopo in Scienze politiche, approfittando di una\nmalattia che lo costringe a ridurre temporaneamente l\u2019impegno politico) e con\nme; durante le occupazioni del 1968 si aggiunge Marco Visalberghi. Fuori delle\noccupazioni, collaboriamo a due settimanali socialisti, <em>L\u2019Opinione<\/em> (nata\nnel marzo 1969, nella quale Roberto presto diviene responsabile dei servizi\neconomici) e pi\u00f9 tardi <em>Aut<\/em> (nata nel 1972), entrambi diretti da Luigi Gherzi:\nesperienze molto interessanti, anche se di breve durata, per i vivaci dibattiti\nredazionali e per la spinta a ragionare in gruppo sull\u2019attualit\u00e0 politica ed\neconomica.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra le carte di Roberto, che saranno conservate a cura della\nFondazione Nenni, vi sono alcuni documenti scritti all\u2019epoca delle occupazioni;\nin uno di questi prefiguriamo una transizione del capitalismo contemporaneo da\nuna accumulazione quantitativa, tipica della fase del capitalismo industriale,\na una accumulazione \u2018qualitativa\u2019, centrata sulla ricerca e sul conseguente\ncambiamento tecnologico, con una crescente importanza dei servizi e al loro\ninterno dell\u2019istruzione e con una modifica delle relazioni di potere\nall\u2019interno della societ\u00e0. Erano temi che avremmo voluto approfondire anche sul\npiano statistico, ma il progetto viene rinviato: Roberto viene nominato\nresponsabile dell\u2019ufficio studi della Federazione Giovanile Socialista e si\ndedica a tempo pieno all\u2019attivit\u00e0 politica. Tanti anni dopo, all\u2019epoca del suo\nritiro dalla politica, riprendiamo a pi\u00f9 riprese il progetto di un libro sul\npotere; a gennaio di quest\u2019anno mando a Roberto una scaletta completa,\npiuttosto ampia, che comporta qualche anno di lavoro. Mi manda qualche\ncommento, in particolare l\u2019invito a dare maggiore importanza ai nuovi media, diventati\nsempre pi\u00f9 importanti, e il suggerimento di scrivere il libro assieme a mio\nfratello.<\/p>\n\n\n\n<p>La cooptazione di Roberto nella FGSI avviene in modo allora\nnon insolito, oggi del tutto inusuale: l\u2019allora segretario Roberto Cassola convoca\nalcuni giovani socialisti per un colloquio, per poi scegliere il migliore. Roberto\nmi chiede di accompagnarlo, e cos\u00ec ci troviamo seduti a un lato di un tavolo,\ncon dall\u2019altro lato cinque o sei \u2018anziani\u2019.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul piano dell\u2019attivit\u00e0 politica concreta, l\u2019incarico di\nresponsabile dell\u2019ufficio studi \u00e8 il pi\u00f9 \u2018leggero\u2019, adatto a un esponente della\ncorrente lombardiana, sempre minoritaria nel partito. Roberto lo trasforma\nrapidamente nel centro motore della FGSI, producendo documenti su documenti nei\ncampi di attivit\u00e0 pi\u00f9 diversi. Fra questi, un lungo documento sull\u2019intervento\nsovietico a Praga nell\u2019agosto 1969, frutto di una lunga nottata di lavoro e\npubblicato su <em>Giovane sinistra<\/em>, che ci trovammo a discutere in un\nconfronto pubblico con Claudio Napoleoni e Franco Rodano davanti ai maggiorenti\ndel PCI. Roberto diviene cos\u00ec il candidato naturale alla successione di Cassola\nalla direzione della FGS, e viene eletto segretario nel congresso di Venezia del\n1973; resta in carica fino al 1977. In questa veste partecipa alle riunioni\ndella direzione del partito, quindi al dibattito sulle scelte politiche di\nfondo del Partito Socialista. Come ricorda Paolo Franchi, nelle tesi\nprogrammatiche che presenta al congresso di Venezia Roberto \u00e8 il primo a\nparlare di alternativa di sinistra, in contrapposizione alla linea del PCI (e\ndella FGCI) del compromesso storico.<\/p>\n\n\n\n<p>Sul piano economico Roberto si considera allievo di Sylos\nLabini; su quello politico, di Riccardo Lombardi: n\u00e9 succube dei comunisti n\u00e9\nanticomunista, favorevole alla politica delle riforme (\u201cLotta dura\/ senza\npaura\/ per le riforme\/ di struttura\u201d).<a href=\"#_ftn1\">[1]<\/a>\nLe riunioni di corrente (alle quali mi \u00e8 capitato talvolta di partecipare, pur\nsenza essere iscritto al PSI, come \u2018esperto\u2019 di economia) erano davvero aperte\nal dibattito: come Sylos, Riccardo Lombardi esigeva dai suoi seguaci autonomia\ndi giudizio e nessuna remora nell\u2019esprimere le proprie opinioni, fino ad\naccettare tranquillamente di trovarsi in minoranza su questo o quell\u2019argomento.<\/p>\n\n\n\n<p>Le convinzioni principali su cui si basa la posizione\npolitica di Roberto sono interne a questo filone di riferimento. Innanzitutto,\ncome ricorda Bobbio (del quale Roberto conserva alcune importanti lettere tra\nle sue carte), esiste una differenza netta tra destra e sinistra: la sinistra\ntende a una maggiore eguaglianza (di reddito, di ricchezza, di opportunit\u00e0, di\npotere), la destra invece sostiene che le diseguaglianze sono la conseguenza\ninevitabile (e \u2018giusta\u2019) delle differenti capacit\u00e0 individuali. In secondo luogo,\nil riformismo implica il rifiuto dell\u2019idea che sia possibile raggiungere\nun\u2019eguaglianza perfetta (come hanno cercato di fare, con costi umani enormi, i\nkmer rossi in Cambogia o le camicie rosse della rivoluzione culturale in Cina);\nin realt\u00e0, come osserva Sen, le dimensioni su cui valutare le diseguaglianze\nsono numerose, e la ricerca della massima eguaglianza possibile su una sola di\nqueste pu\u00f2 portare a ingiustizie notevoli su altre dimensioni. Quel che conta,\nquindi, \u00e8 la direzione lungo cui si cammina. In terzo luogo, il politico deve\nessere consapevole che senza un adeguato sostegno di forze sociali non si pu\u00f2\nottenere nulla; di qui la politica \u2018lombardiana\u2019 delle riforme di struttura,\ncio\u00e8 il tentativo di realizzare alleanze sociali che permettano di fare un\npasso (una riforma) nella direzione desiderata, ottenendo uno spostamento in\nsenso pi\u00f9 egualitario nella distribuzione del potere politico stesso che pu\u00f2\npoi costituire la base per un passo (una riforma) successiva. Naturalmente, le\nriforme di struttura sono quelle che portano uno spostamento verso sinistra,\ncio\u00e8 verso una distribuzione meno diseguale del potere; quelle che portano in\nuna direzione opposta (e ne abbiamo viste tante\u2026) sono controriforme di\nstruttura. In quarto luogo, data la complicazione delle scelte da compiere sia\nper quanto riguarda gli obiettivi sia per quanto riguarda le strategie, il\ndibattito aperto \u00e8 indispensabile alla vita politica: i partiti debbono essere\norganizzazioni aperte, contendibili, con posizioni interne flessibili, non&nbsp; strutturate in correnti cristallizzate dominate\ndai \u2018signori delle tessere\u2019; i politici devono essere onesti nelle loro prese\ndi posizione, da adottare in base al ragionamento e non in base alle\nconvenienze del momento, quindi rifuggendo da ogni demagogia. L\u2019impegno\npolitico richiede professionalit\u00e0, ma non deve trasformarsi in una professione\nsu cui basarsi per ottenere un reddito il pi\u00f9 possibile duraturo; in caso di\nnecessit\u00e0, il politico deve saper fare un passo indietro.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra le tante iniziative di Roberto segretario della FGSI ricordo\nun viaggio ad Hanoi sotto le bombe. Di ritorno, con i nervi un po\u2019 scossi dalle\nbombe, viene a trovarmi a Cambridge; assieme andiamo a trovare Piero Sraffa, e\nRoberto ha con lui una discussione vivacissima \u2013 sulla quale siamo tornati\ntante volte negli anni successivi, anche di recente \u2013 sulla definizione di\nsociet\u00e0 socialista. Come anni pi\u00f9 tardi, quando da direttore dell\u2019<em>Avanti!<\/em>\nand\u00f2 a intervistare Arafat, condotto bendato e sotto la minaccia dei mitra in una\nlocalit\u00e0 sconosciuta tra Libano e Siria, Roberto confessava di avere avuto\npaura; ma riusciva a vincerla con l\u2019autocontrollo e la forza di volont\u00e0 che ha\nmanifestato anche sotto le minacce delle BR, alle quali riservava una ironia\ntalvolta un po\u2019 macabra, e di fronte alla malattia negli ultimi anni.<\/p>\n\n\n\n<p>Dell\u2019epoca delle BR ricordo un episodio. Roberto era entrato\nnel mirino con la nomina a direttore dell\u2019<em>Avanti!<\/em> e si era trasferito da\nVia San Marino, dove viveva con la madre (e per vari anni con la sorella), a\nvia Somalia senza spostare la residenza e senza dare a nessuno, se non a\npochissimi amici, il suo recapito. Un giorno due signori vestiti da poliziotti\nsi presentano a casa della madre per chiedere il suo nuovo indirizzo; la\nsignora Laura li persuade di non esserne a conoscenza, recitando la scena della\nmadre abbandonata dal figlio ingrato, e avverte Roberto. Lui mi chiede di\npassare a tranquillizzare la madre \u2013 che in realt\u00e0 aveva una tempra d\u2019acciaio e\nnon aveva alcun bisogno di sostegno, anche se come sempre lieta di fare due\nchiacchiere \u2013 e si rivolge al capo della polizia dell\u2019epoca, Parisi, accertando\nche i due erano finti poliziotti. Da quel giorno, a Roberto viene assegnata una\nscorta, alla quale per\u00f2 presto rinuncia.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando l\u2019ho conosciuto, Roberto abitava a via Chiana, con la\nmadre e la sorella. Il padre se n\u2019era andato di casa quando Gabriella e Roberto\nerano piccoli, trasferendosi a Genova e creandosi un\u2019altra famiglia. La signora\nLaura, maestra d\u2019asilo (\u00e8 stata per un anno maestra d\u2019asilo anche di mia figlia,\nsubito prima di andare in pensione: una perfetta combinazione di dolcezza e di\nfermezza), aveva tirato su \u2013 posso solo immaginare con quale fatica \u2013 due\nragazzi estremamente intelligenti (Gabriella diventer\u00e0 professoressa universitaria\ndi architettura) ma anche dotati di un carattere forte e di un fortissimo\nspirito di indipendenza. Erano diversi invece per la vivace comunicabilit\u00e0 di\nGabriella, cui si contrapponeva il pessimismo esistenziale (alla Woody Allen) e\nil riserbo di Roberto. Il desiderio di reciproca indipendenza tra fratello e\nsorella si scontra con le vicissitudini della vita: Roberto assister\u00e0 con\naffetto la sorella in occasione della sua lunga malattia, come pi\u00f9 tardi far\u00e0\ncon la madre negli anni della vecchiaia. Tra le sue carte \u00e8 conservato il\nricordo commosso della madre, letto in occasione dei funerali.<\/p>\n\n\n\n<p>Dalla Federazione giovanile Roberto passa nel 1977 a <em>MondOperaio<\/em>,\ncome condirettore nella fase d\u2019oro della rivista, diretta da Federico Coen (con\nla fondamentale collaborazione di Luciano Cafagna). Per volont\u00e0 di Roberto, mi\ntrovo anch\u2019io a far parte della redazione; anche in questo caso veniamo\nsottoposti a un meticoloso \u2018esame di ammissione\u2019 da parte di Luciano Cafagna,\nche generosamente ci promuove a pieni voti. Fallisce invece il tentativo di\nRoberto di candidarsi al consiglio comunale di Roma: \u00e8 considerato \u2013\ngiustamente! \u2013 troppo poco spregiudicato per quell\u2019incarico.<\/p>\n\n\n\n<p>Risale a questo periodo il Quaderno di <em>MondOperaio<\/em> (n.\n8, 1978) su <em>Socialismo e divisione del lavoro<\/em>: una accurata raccolta di\nsaggi sull\u2019argomento, con un\u2019ampia prefazione (alla cui stesura, come Roberto\nindica, ho partecipato), che ha all\u2019epoca una buona diffusione e che ancora\noggi risulta richiesta in rete. Con una concezione riformista, il\nriconoscimento dell\u2019impossibilit\u00e0 di superare il lavoro costrittivo viene\naccompagnato da indicazioni sulle possibilit\u00e0 di ridurlo e di limitarne il\ncarattere negativo, fino alle proposte di Ernesto Rossi, riprese da Sylos\nLabini, di un esercito del lavoro (rispetto alle quali Roberto era alquanto\nscettico, mentre io ero decisamente a favore). Su questi temi siamo tornati\nassieme in un saggio scritto nel 2007 in onore di un altro allievo di Sylos\nLabini e comune amico, Michele Salvati.<a href=\"#_ftn2\">[2]<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>A <em>MondOperaio<\/em>, Roberto \u00e8 al centro di una rete di\nrelazioni con i maggiori intellettuali dell\u2019epoca e con tanti giovani\npromettenti, socialisti e non. In particolare, tramite la rivista viene tenuto\naperto un canale di confronto politico e culturale con il Partito comunista. Questa\nrete di relazioni viene conservata e sviluppata quando Roberto si trasferisce\nall\u2019<em>Avanti!<\/em>, come vicedirettore \u2018lombardiano\u2019 con il direttore\n\u2018craxiano\u2019 Ugo Intini. Le discussioni sono inevitabili, ma tra due persone per\nbene, che nel complesso concordano sui fondamenti anche se non sempre sulla\nstrategia e sulla tattica, si stabilisce un clima di collaborazione e\nun\u2019amicizia che durer\u00e0 fino agli ultimi giorni: Roberto mi affida ai\nsuggerimenti di Ugo per le scelte da prendere sulla destinazione delle sue\ncarte.<\/p>\n\n\n\n<p>Assai pi\u00f9 complesse sono le discussioni con Craxi,\nsegretario del partito, quando Roberto diventa direttore del giornale, nel 1989.\nRoberto cura, con il sostegno di Craxi, una riorganizzazione del giornale, resa\ndifficile anche dai desideri di carriera di alcuni giornalisti e dalle\naspirazioni all\u2019assunzione di alcuni collaboratori esterni; ma sul piano\npolitico, nella difficile stagione che si sta aprendo, le tensioni con il\nsegretario del partito sono forti e portano alla fine, nel 1992, alle\ndimissioni di Roberto, che avrebbe voluto fare del quotidiano un centro di\nconfronto politico e culturale, aperto alla collaborazione di intellettuali di\ntutti gli orientamenti, accettando quindi la presenza anche di voci critiche\nsulla linea ufficiale del partito.<\/p>\n\n\n\n<p>Roberto \u00e8 ipergarantista: una posizione difesa in\ndiscussioni con tanti amici (tra gli altri, con me, con mia madre e mio\nfratello, ma anche, credo, in scambi epistolari con Bobbio e Galante Garrone) e\nconservata fino alle telefonate dell\u2019ultima estate. Quando viene arrestato\nAndrea Parini, all\u2019epoca segretario del PSI lombardo e prima successore di\nRoberto come segretario della FGSI (e Andrea ricorder\u00e0 l\u2019esame al quale,\nrispettando la tradizione, lo abbiamo sottoposto prima della sua elezione davanti\na una pizza napoletana), and\u00f2 in televisione per testimoniare la sua totale\nfiducia nell\u2019onest\u00e0 di Andrea, rifiutandosi di discutere di qualsiasi aspetto\npolitico della situazione \u2013 le responsabilit\u00e0 penali, ripeteva, sono personali,\ne le commistioni tra il piano politico e quello giudiziario sono immorali.\n(Andrea fu poi assolto dall\u2019accusa di corruzione.) Un sostegno analogo lo\ndiede, anni dopo, a un altro caro amico, Ottaviano Del Turco, nonostante un\u2019importante\ndifferenza di opinioni sulla strategia politica: dopo la partecipazione\ncongiunta alla fondazione dei Socialisti Italiani nel 1994, Ottaviano \u00e8, nel\n1998, favorevole alla confluenza nel PD, mentre Roberto ed Enrico Boselli (che\nera stato successore di Parini alla FGSI) fondano lo SDI. Le posizioni\ngarantiste di un socialista integerrimo non avrebbero dovuto essere confuse con\nle posizioni di un corresponsabile del malaffare, come invece fecero alcuni\navversari politici; ricordo un attacco pubblicato su <em>Il<\/em> <em>Ponte<\/em>,\nall\u2019epoca della sua candidatura in un collegio toscano, al quale ottenni di\npoter replicare grazie all\u2019appoggio di Sylos Labini, che pur non condividendone\naffatto il garantismo estremo stimava l\u2019onest\u00e0 intellettuale di Roberto.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella fase della Seconda Repubblica Roberto \u00e8 deputato per tre\nlegislature, dal 1996 al 2008; vicepresidente della Commissione finanza della\nCamera (con lunghe discussioni tra noi sulla \u2019tabella C\u2019 della legge\nfinanziaria, che consideravo fonte di possibili rilevanti tagli alla spesa\npubblica), capogruppo della Rosa nel Pugno, vicesegretario dello SDI. Altri\nmeglio di me potranno fornire il resoconto di questa fase; in quel periodo, per\nmotivi personali, avevo ridotto di molto il mio impegno \u2013 sempre mediato da\nRoberto \u2013 nell\u2019attivit\u00e0 politica, al punto di rifiutare le sue proposte di\ncandidarmi a deputato, per due volte, e a ministro, per una volta.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordo bene, comunque, il tentativo di trovare basi\nculturali per l\u2019alleanza con i Verdi, prima, e con i Radicali, poi. In tutti e\ndue i casi \u00e8 d\u2019ostacolo l\u2019attribuzione ai socialisti di una posizione marxista,\nresiduo in effetti di una tradizione lunga ma ormai da tempo superata a favore\ndi una moderna concezione di socialismo liberale, sulla scia della tradizione\ndi Carlo Rosselli e del Partito d\u2019Azione. Risulta difficile per\u00f2 spiegare ai\nVerdi che tra i primi ambientalisti vi era stato John Stuart Mill, uno dei\npadri del socialismo liberale; o che il progresso sociale e civile era\ncompatibile con una posizione ambientalista come quella della premier laburista\nnorvegese Gro Brundtland, che aveva sviluppato la tesi dello sviluppo\necologicamente sostenibile, ma non con l\u2019ambientalismo reazionario delle tesi\ndella scarsit\u00e0 imminente delle risorse naturali, difeso dal Club di Roma.\nL\u2019accordo si fa, ma \u00e8 un accordo tattico e non strategico, quindi di breve\ndurata.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019accordo con i radicali che porta nel 2005 alla\ncostituzione della Rosa nel Pugno sembra nascere meglio. Pannella accoglie con\ngrande calore la relazione di Marcella Corsi al congresso costitutivo della\nnuova alleanza, che (lungamente discussa con Roberto e con me) richiama il\nPartito d\u2019Azione, Ernesto Rossi e Paolo Sylos Labini come riferimenti per la\nconfluenza della tradizione socialista e di quella liberale-libertaria,\nrichiamando anche i temi ambientali e gli ideali della parit\u00e0 di genere. Ma la\ntenuta nel tempo di un progetto strategico di questo tipo avrebbe implicato la\nrinuncia, da parte radicale, alle provocazioni unilaterali di cui Pannella e i\nsuoi seguaci erano maestri, e soprattutto la chiara differenziazione dal\nprogetto neoliberista che, sulla scia del mito della mano invisibile del\nmercato, si stava ormai affermando in tutto il mondo, sulla scia di Reagan e\ndella Thatcher.<\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante tutto, i due accordi sono due capolavori politici\ndi Roberto e dei suoi amici, in particolare Enrico Boselli. Permettono al movimento\nsocialista di continuare a esistere in forma organizzata di partito e, se\nfossero state considerate alleanze strategiche, l\u2019una e l\u2019altra assieme avrebbero\npotuto permettere il rilancio di una forza socialista autonoma e moderna, di\ncui tuttora si sente la mancanza.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella preparazione delle elezioni del 2008 il rifiuto da\nparte del PD di un\u2019alleanza che non fosse un asservimento dei socialisti porta\nalla presentazione di liste autonome di un rifondato Partito Socialista e alla\nsconfitta con il mancato superamento della soglia di sbarramento elettorale.\nRoberto decide il ritiro dalla vita politica. Nello stesso periodo si ammala di\ncancro, si trasferisce a Ostia, tronca i rapporti con il suo vecchio mondo\nmantenendo solo contatti prevalentemente telefonici con pochissimi amici. Credo\nche la sua ultima apparizione \u2018pubblica\u2019 sia al funerale di mia madre, nel\nmarzo 2009.<\/p>\n\n\n\n<p>Di fronte al mare di Ostia avvia il progetto di una storia\ndel Partito Socialista negli anni \u201950, che considera una fase cruciale. Legge,\nascolta musica. Quando ci sentiamo non vuole domande sul suo stato di salute;\nparliamo di politica, di economia, di esecuzioni musicali.<\/p>\n\n\n\n<p>Le poche righe del suo testamento, firmato poco pi\u00f9 di un mese prima della sua morte, si chiudono con un richiamo all\u2019impegno di tutta la sua vita: \u201cIl mio ricordo va alle compagne e ai compagni con i quali ho condiviso gli ideali di giustizia e libert\u00e0 del socialismo italiano\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>(<em>articolo in uscita su MondOperaio,  novembre 2019<\/em>)<br><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> Cfr. A.\nRoncaglia e R. Villetti, \u201cRiccardo Lombardi e la strategia delle riforme\u201d, in\nA. Ricciardi e G. Scirocco, curatori, <em>Per una societ\u00e0 diversamente ricca.\nScritti in onore di Riccardo Lombardi<\/em>, Edizioni di storia e letteratura, Roma\n2004, pp. 215-20.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> A. Roncaglia\ne R. Villetti, 2007, \u201cDivisione del lavoro, capitalismo, socialismo, utopia\u201d,\nin G. Dosi e C. Marcuzzo, curatori, <em>L\u2019economia e la politica. Saggi in onore\ndi Michele Salvati<\/em>, Il Mulino, Bologna<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Alessandro Roncaglia Roberto inizia a interessarsi di politica fin dal ginnasio, ma l\u2019inizio di un impegno totalizzante \u2013 come ricorda Giancarlo Venturini \u2013 si ha quando i due compagni di scuola assistono all\u2019assassinio di Paolo Rossi sulla scalinata della Facolt\u00e0 di lettere della Sapienza, nell\u2019aprile 1966: un delitto reso possibile dalla colpevole inerzia della [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":2022,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-2020","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-notizie"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.economiacivile.it\/online\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2020","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.economiacivile.it\/online\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.economiacivile.it\/online\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiacivile.it\/online\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiacivile.it\/online\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2020"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.economiacivile.it\/online\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2020\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2027,"href":"https:\/\/www.economiacivile.it\/online\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2020\/revisions\/2027"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiacivile.it\/online\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2022"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.economiacivile.it\/online\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2020"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiacivile.it\/online\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2020"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.economiacivile.it\/online\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2020"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}