{"id":4109,"date":"2025-03-21T16:46:26","date_gmt":"2025-03-21T15:46:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.economiacivile.it\/online\/?p=4109"},"modified":"2025-03-21T16:46:26","modified_gmt":"2025-03-21T15:46:26","slug":"il-manifesto-di-ventotene","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.economiacivile.it\/online\/il-manifesto-di-ventotene\/","title":{"rendered":"Il Manifesto di Ventotene"},"content":{"rendered":"\n<p>Il <em>Manifesto di Ventotene<\/em> ha l\u2019obiettivo di proporre un\u2019Europa federale, in opposizione all\u2019Europa sovranista che aveva portato a due guerre mondiali \u2013 l\u2019ultima, all\u2019epoca ancora in corso, scatenata dai sovranismi nazista e fascista. La sua fonte di ispirazione erano le <em>Lettere di Junius<\/em>, una serie di articoli pubblicati da Einaudi sul <em>Corriere della Sera<\/em> nel 1917. A questo i tre estensori (Colorni, Rossi, Spinelli) aggiungevano una ispirazione liberal-socialista, ma aperta a quanti volessero collaborare alla nascita dell\u2019Europa unita pur da posizioni politiche diverse, purch\u00e9 democratiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Il <em>Manifesto<\/em> si apre cos\u00ec: \u201cLa civilt\u00e0 moderna ha posto come proprio fondamento il principio della libert\u00e0, secondo il quale l\u2019uomo non deve essere un mero strumento altrui, ma un autonomo centro di vita\u201d. Subito dopo viene la critica agli stati nazionali: \u201cLa sovranit\u00e0 assoluta degli stati nazionali ha portato alla volont\u00e0 di dominio di ciascuno di essi\u201d, seguito da una ampia critica ai totalitarismi, che sarebbero destinati a prevalere nella concorrenza tra stati sovrani, accompagnata da una critica ai \u201cceti privilegiati che avevano consentito all\u2019eguaglianza dei diritti politici\u201d ma poi si sono sentiti minacciati dall\u2019avanzata delle classi meno abbienti e hanno appoggiato l\u2019instaurazione delle dittature (sottinteso: come nel caso di Croce, che prima di scrivere il <em>Manifesto degli intellettuali antifascisti<\/em> aveva continuato a votare a favore del governo Mussolini perfino subito dopo l\u2019assassinio di Matteotti).<\/p>\n\n\n\n<p>La seconda parte del <em>Manifesto<\/em> sviluppa l\u2019idea dell\u2019unit\u00e0 europea, da ottenere con un\u2019azione rivoluzionaria che abbatta i regimi totalitari. Si avr\u00e0 cos\u00ec \u201cil trionfo delle tendenze democratiche. Esse hanno innumerevoli sfumature, che vanno da un liberalismo molto conservatore fino al socialismo e all\u2019anarchia\u201d. \u00c8 questo l\u2019obiettivo della lotta rivoluzionaria, non l\u2019instaurazione di una dittatura comunista. Anzi, \u201cseguaci della politica classista e dell\u2019ideale collettivista, i comunisti \u2026 si sono trasformati in un movimento rigidamente disciplinato, che sfrutta il mito russo per organizzare gli operai, ma non prende legge da essi e li utilizza nelle pi\u00f9 disparate manovre.\u201d Certo, \u201cSe il popolo \u00e8 immaturo [si dar\u00e0 una costituzione] cattiva; ma correggerla si potr\u00e0 solo mediante una costante opera di convinzione\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIl punto sul quale [le forze reazionarie] cercheranno di far leva [per conservare la loro supremazia] sar\u00e0 la restaurazione dello stato nazionale\u201d. Come gi\u00e0 sosteneva Einaudi, si ritiene \u201cormai dimostrata l\u2019inutilit\u00e0, anzi la dannosit\u00e0, di organismi sul tipo della Societ\u00e0 delle Nazioni\u201d: \u00e8 necessario uno sforzo in direzione federalista.<\/p>\n\n\n\n<p>La terza parte del Manifesto riguarda \u201cla riforma della societ\u00e0\u201d, che \u201cdovr\u00e0 essere socialista, cio\u00e8 dovr\u00e0 proporsi l\u2019emancipazione delle classi lavoratrici e la realizzazione per esse di condizioni pi\u00f9 umane di vita\u201d. A questo proposito si dice chiaramente che \u201cla statizzazione generale dell\u2019economia \u2026 una volta realizzata in pieno non porta allo scopo sognato, bens\u00ec alla costituzione di un regime in cui tutta la popolazione \u00e8 asservita alla ristretta classe dei burocrati gestori dell\u2019economia\u201d. \u201cIl principio veramente fondamentale del socialismo, e di cui quello della collettivizzazione generale non \u00e8 stato che una affrettata ed erronea deduzione, \u00e8 quello secondo il quale le forze economiche non debbono dominare gli uomini, ma \u2026 essere da loro sottomesse, guidate, controllate nel modo pi\u00f9 razionale, affinch\u00e9 le grandi masse non ne sieno vittime.\u201d Si tratta di passi che richiamano direttamente i principi del socialismo liberale di Carlo Rosselli, grande amico e compagno di lotta di Ernesto Rossi in Giustizia e libert\u00e0. Segue il passo: \u201cLa propriet\u00e0 privata deve essere abolita, limitata, corretta, estesa caso per caso, non dogmaticamente in linea di principio\u201d. Come \u00e8 possibile trasformare questo passo in una apologia della collettivizzazione forzata?<\/p>\n\n\n\n<p>La fase immediata di lotta contro i totalitarismi dominanti discussa nelle pagine finali non \u00e8, per nostra fortuna, di attualit\u00e0 oggi: ricordiamo che il Manifesto fu scritto nel 1941, quattro anni prima della fine della guerra. Quel che \u00e8 certo \u00e8 che gli autori, eroi tra i pi\u00f9 limpidi della lotta antifascista, erano contrari a tutte le dittature, compresa quella bolscevica. Parlare di \u201cmanifesto comunista\u201d \u00e8 un esempio tipico di fake news utilizzata per distorcere il dibattito politico.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Manifesto di Ventotene ha l\u2019obiettivo di proporre un\u2019Europa federale, in opposizione all\u2019Europa sovranista che aveva portato a due guerre mondiali \u2013 l\u2019ultima, all\u2019epoca ancora in corso, scatenata dai sovranismi nazista e fascista. 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